Dalla Collegiata nuovi rintocchi per la Città delle Torri



Le campane di fronte all'affresco di Benozzo Gozzoli.


di Lucia Antonelli 

SAN GIMIGNANO (Siena) – Scenderanno dall’antica Torre campanaria, dopo aver suonato per secoli a festa o a lenti rintocchi, a fuoco durante le guerre, a doppio per le celebrazioni liturgiche,hanno suonato per annunciare feste e per annunciare i lutti.

Ora lasceranno la loro cella campanaria per essere ammirate in uno spazio espositivo, sostituite dalle nuove campane.
E fra queste, la più piccola, ma che suonerà più spesso, sarà proprio quella dedicata a Santa Fina, la compatrona, insieme a Santo Gimignano, della città delle torri, che i sangimignanesi custodiscono, di generazione in generazione, gelosamente nel loro cuore.

E ascoltando il rintocco di quella campana, sarà un po’ come sentir scandire il nome di quella Santa bambina alla quale esprimono tutta la loro devozione. Così, la Collegiata di San Gimignano - mentre stanno procedendo i lavori per il rifacimento completo della copertura e il restauro della Torre campanaria – avrà anche otto nuove campane, dedicate alla Madonna e ai Santi il cui nome è stato legato, in qualche modo e per motivi diversi, alla città.

La necessità di questa sostituzione sta nel deterioramento delle antiche campane, dovuto all’esposizione, praticamente all’esterno, così come per gli effetti dinamici prodotti dall’oscillazione sulle parti meccaniche, con relative usure, deformazioni e incrinature.

E ora, queste antiche campane, dopo secoli di “onorato lavoro”, saranno invece restaurate e conservate.

Da una ricerca, sul testo “Campane e Fonditori in Toscana” di Renzo Giorgetti, si è potuto accertare che le quattro campane grandi furono fuse la prima nel 1314, la seconda nel 1605, realizzata da Jacopo da Monopoli di Valdarno, la terza nel 1720 ad opera dei fonditori granducali a Firenze Giuliano e Andrea Moreni di Castelvecchio di Pescia, ed infine, l’ultima è datata 1804. Le quattro campane più piccole, invece, sono state fuse nel 1466, nel 1629, nel 1708 e nel 1841: solo quella del 1629 sembra indicare nel nome di Francesco Becci quello del suo fonditore.

Ora vi sarà, quindi, la sostituzione delle attuali campane e, più in generale, di tutto l’impianto di sostegno e tiro delle campane stesse. Più precisamente, ne verranno sistemate otto di nuova fusione, realizzate in una fonderia specializzata, in lega di bronzo, di cui quattro più grandi, in posizione inferiore, e quattro più piccole, in posizione superiore, e sempre una per ogni lato.

Le nuove campane, che non oscilleranno in contemporanea, ma, a seconda delle necessità liturgiche, avranno più frequenti movimenti singoli, portano tutte inciso il nome del Papa, Benedetto XVI°, e dell’Arcivescovo Antonio Buoncristiani. Sono state dedicate, in ordine di grandezza, una alla Madonna, la seconda a tutti i Santi, la terza a San Gimignano,  la quarta ai Santi Agostino e Girolamo, la quinta ai Santi Benedetto e Gregorio, la sesta ai Santi Francesco e Domenico, la settimana al Beato Bartolo e, la più piccola, alla Beata Fina. Il peso delle campane varia dai 740 chili ai 90, mentre i diametri da un metro e settanta a cinquantatre centimetri.

Nuovi rintocchi faranno presto dimenticare il suono degli antichi batacchi, che da secoli hanno disperso nell’aria, dall’antica Torre campanaria, il suono della cristianità arroccata su quel poggio che si chiamava Silva, ma che il popolo volle dedicare proprio al nome di quel santo vescovo Gimignano.

 

 

I misteri sul “mostro di Firenze”,
mentre il cerchio si stringe su nuovi nomi

Un’ interessante storia, tra fiction e verità,
scritta da Michele Giuttari



 
L’autore, in anteprima per la Toscana, ha scelto la Biblioteca Comunale “Indro Montanelli” di Fucecchio, in provincia di Firenze, per presentare il proprio libro Il mostro (edito da Rizzoli), in cui racconta per filo e per segno le lunghe indagini sul “mostro di Firenze”, costellate, soprattutto nell’ultimo decennio - finalizzato alla scoperta dei cosiddetti “mandanti” - di episodi misteriosi: depistaggi, prove determinanti inspiegabilmente scomparse, minacce, intrusioni, tentati omicidi... E su tutto si allunga - confermata dalla cosiddetta “pista umbra” - l’ombra di poteri occulti e massonici, che fanno da sfondo anche al giallo scritto dallo stesso Giuttari appena nel 2005: La loggia degli innocenti (Rizzoli).

Quali sono gli eventuali collegamenti tra il romanzo-fiction e il libro-verità? “Non posso fare a meno di pensare - scrive Giuttari, il quale dal 1995 ha indagato sul “mostro”, prima come capo della squadra mobile di Firenze, e poi come direttore del Gides, Gruppo Investigativo Delitti Seriali Firenze-Perugia - che, finché le indagini hanno riguardato Pacciani, Vanni e Lotti, tutto è filato liscio mentre, da quando i giudici hanno suggerito di indagare sui possibili mandanti, di ceto sociale molto più alto, si sono susseguiti strani episodi”.

Dunque, il “mostro di Firenze” non è né Pacciani né alcuno dei suoi “compagni di merende”: essi rappresentano solo la macabra manovalanza di un gruppo omicida, di qualcuno di insospettabile che muoveva le fila, commissionava i delitti, conservava come feticci i macabri trofei delle mutilazioni alle ragazze... Mandanti ed esecutori ancora in libertà... Ma intorno ai loro nomi, il cerchio comincia a stringersi...

 

 

 

La profezia di Malachia: “De gloria olivae”

Il penultimo Papa

CALCI (Pisa) – “Ex magnitude montis” è il motto con il quale San Malachia identifica il papa Beato Eugenio III, nato nel 1145 e morto nel 1153. Al secolo si chiamava Pietro Pignatelli, ed era nato nella frazione di Montemagno, a Calci. E da questo borgo montano di origine, potrebbe derivare il significato del motto che in italiano significa: “Dalla grandezza del monte”. Ora, nel momento che sta per riunirsi un nuovo conclave, con la rituale formula “extra omnes”, si torna a riparlare delle profezie di Malachia. Profezie tanto discusse, quanto inquietanti. Forse si era vicini all’anno 1143, quando il vescovo irlandese Malachia avrebbe profetizzato quali sarebbero stati i papi che si dovevano succedere sul trono di Pietro, fino alla fine del mondo. E, come prima cosa, salta subito fuori un particolare. Nessuno, sino ad oggi, ha mai avuto “l’ardire” di prendere il nome di Pietro. Molti vorrebbero che queste profezie fossero state ispirate al vescovo irlandese da San Bernardo; per altri, sarebbe stato lo stesso santo ad usare, per così dire, questo “pseudonimo” di Malachia. Fatto sta che le profezie sparirono, per essere successivamente ritrovate e pubblicate, per la prima volta, dal benedettino dom Arnold Wion, che nel suo libro “Lignum Vitae” le rese pubbliche. Era il 1595. Queste profezie raccolgono 111 motti, ed ognuno di questi viene attribuito ad un papa. Motti, però, che danno spazio a varie interpretazioni. Vi si può “leggere” un riferimento alla provenienza, ad un particolare blasone della famiglia del cardinale eletto sul soglio, ad avvenimenti o particolarità del periodo che ha caratterizzato quel pontificato. Ma, andando a leggere, anche in tempi moderni, molte di queste profezie, sembrerebbe che si siano avverate, pur partendo dal 1595, anno della prima pubblicazione. Tra le ultime, quella annunciata per Papa Albino Luciani. Il motto profetico fu “De medietate lunae”. Giovanni Paolo I , era il 1978, salì sul trono di Pietro dopo essere stato Patriarca di Venezia, e la traduzione del motto definito “il tempo di una luna” sembra faccia riferimento al mese lunare. Infatti il pontificato di Giovanni Paolo I è stato tra i più brevi della storia vaticana. Durò dal 26 agosto al 28 settembre 1978. Solamente 33 giorni, lo stesso numero che ricorda l’età del Cristo!

Quello che sarà eletto tra pochi giorni, San Malachia lo contraddistingue col motto “De gloria olivae”. Per il successore di Giovanni Paolo II c’è questo simbolo dell’ulivo, simbolo di pace, ma quale mistero c’è dietro “la gloria dell’ulivo”? Uno stemma, una provenienza da terre di olivi, un nome, il colore della carnagione del cardinale o della nazione dalla quale proviene? La profezia sta per avverarsi, o bisognerà attendere nel tempo perché sia svelata nella sua interezza?
Poi, dopo questo, sempre secondo Malachia, vi sarà l’ultimo papa, quel “Petrus romanus” al quale ha dedicato, oltre al motto, anche un preciso commento.
In persecutione extrema sacrae romanae ecclesiae sedebit Petrus romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibi transactis, civitas septis collis diruetur, ed Judex tremendus judicabit populum suum. Amen”. Che, tradotto dal latino, recita: “Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa, siederà Pietro il romano, che pascerà il suo gregge tra molte tribolazioni; quando queste saranno terminate, la città dai sette colli sarà distrutta, ed il temibile giudice giudicherà il suo popolo. E così sia”.

                   Giorgio Mancini

8 aprile 2005

 

 

 



 

Anche i politici sono sbarcati a Lerici

 


Lerici, paese di mare,
di vip e della stilista Antonella Di Muzio
Dal Golfo dei Poeti, i bikini che fanno sognare

 

Approdando al porticciolo turistico di Lerici,al marinaio, al turista,al vip, saltano agli occhi le parole:  “a Lerici, un muro

di vento azzurro ci separa dal mondo”, incise su una pietra. E prima di inoltrarsi per i caruggi e inerpicarsi verso il castello di San Giorgio, dirimpettaio di Portovenere, in una

piazzetta, uno spazio poco più grande di un fazzoletto, a due passi dal mare, nel cuore della vecchia Lerici,sormontata dalle case variopinte alte e strette,

attaccate l’una all’altra, c’è una “bottega” dipinta di azzurro con una porta verde. L’immagine è quella di un quadro incastonato nel salotto buono delle case semplici dei pescatori. Il salotto è piazza Mottino, il quadro è la boutique- showroom della stilista Antonella Di Muzio.

Antonella, famosa per le sue collezioni di costumi da mare, jeans e accessori, per i “due pezzi” originali e inconfondibili, indossati inizialmente dalle belle signore liguri, poi dalle star e ora acquistati dai vip in vacanza nei porticcioli Liguri, per farne dono alle splendide donne abbronzate sui panfili. Doni, sì, dal momento che alcuni di questi pezzi sono unici, o realizzati in pochissimi esemplari.


Un costume della linea 2004 indossato dalla modella Katiuscia Viscoso

La linea beachwear ADM, ideata da Antonella Di Muzio, nasce da una semplice intuizione, quella di coniugare l’accurata ricercatezza unica dell’alta moda con una “trasposizione”, anche per il costume da bagno, rendendo, al tempo stesso, il manufatto artigianale, in una produzione tipica e prestigiosa, con tutte le caratteristiche del Made in Italy. E questa idea, come racconta con semplicità Antonella Di Muzio, sorriso
 dolcissimo e occhi scuri e brucianti di donna mediterranea, è stata la sua ispirazione da quando era poco più che una ragazzina, fino a che il suo sogno di veder nascere una casa di moda non si è realizzato.
I primi timidi risultati, gli inviti a partecipare a manifestazioni di moda per far sfilare i suoi capi dedicati esclusivamente al mare, i primi vip come acquirenti, l’interesse della stampa, poi i successi. E la stilista Antonella Di Muzio continua a volere accanto a sé il suo prezioso staff.



Maria Teresa Ruta con la stilista Antonella Di Muzio

 Fa indossare le sue creazioni alla giovanissima modella Katiuscia Viscoso, che tiene a sottolineare la sua origine catanese e che è stata seguita attentamente dalla stampa
per aver partecipato con successo alle selezioni finali per miss mondo, alla modella russa Svetlana, con gli splendidi occhi di ghiaccio, che ha scelto la costa del levante ligure come dimora, fa fotografare in anteprima i suoi bikini a Gianluca Cavallini, che conosce ogni anfratto della costa del levante genovese. Le creazioni che Antonella Di Muzio disegna e realizza per la linea ADM devono avere un unico scopo: impreziosire la donna al mare e renderla più bella. Antonella vorrebbe restare, al di là del successo, una stilista che riesce a far arrivare a tutte le donne un


La modella russa
" Svetlana "

“prodotto” che si possa prima vedere e, poi, magari, dopo averlo conosciuto, apprezzarlo. Ed insieme ai colori e ai profumi della Liguria, resta la certezza di un incontro con una stilista romantica, femminile e preziosa, come la sua creatività, che rende le donne al mare ancora più belle.


giorgio mancini

 


 
 

Costumi come gioielli per
impreziosire la donna al mare
Splendide le creazioni di Antonella Di Muzio
 che esaltano la femminilità



 

Ricordo ancora benissimo quella splendida mattina di sole a Lerici, appena arrivata in piazza Mottino: gettando distrattamente l’occhio intorno, mi colpì, ancora all’interno della vetrina di un piccolo negozio colorato, un capo che aveva indosso un manichino. Piccoli strass verde mare, su una maglia di un bellissimo marrone bruciato. Capiì immediatamente che non era il solito negozio di abbigliamento,
creato per attirare i turisti in un posto di mare. E la mia prima sensazione non poteva che dimostrarsi veritiera.


Antonella Di Muzio intervistata da Lucia Antonelli

Sono ritornata la stessa sera, quando il manichino faceva bella mostra di sé, fuori, nella piazzetta, ed è lì che ho conosciuto Antonella Di Muzio e le sue splendide creazioni. Non sono i soliti bikini, lo si vede subito.

Sono quasi dei gioielli da indossare, “che impreziosiscono la donna al mare”, come ci tiene a sottolineare la stilista, che la rendono ancora più donna e che non può passare inosservata. E’ sicuramente una donna romantica e femminile quella che ama le creazioni di Antonella Di Muzio, non leziosa, ma che vuole valorizzare proprio il suo essere donna. Bikini in microfibra e lycra, che si adattano
perfettamente al corpo che quasi non ti accorgi di averlo indosso.
 
Quest’anno, il suo filo conduttore è stato il corallo: non solo sui bikini, ma anche sui jeans, sulle canotte o le maglie monospalla, che danno quasi l’impressione di un effetto bagnato. “E’ la tecnica che viene definita “spugnata” – dice la stilista Di Muzio, mostrando con orgoglio questi capi, che sente quasi come una parte di sé – che viene effettuata da una stamperia di
Modena, che lavora ancora in maniera artigianale.
Al mio disegno mettono sopra una carta particolare, che dà proprio questo effetto bagnato, che diventa molto sensuale quando viene indossata dalla donna”. E rametti di corallo di resina, ma anche sassi, che quasi sembrano veri, infilati sui fili di acciaio, vanno ad impreziosire i jeans e i bikini: prodotti che potremmo definire più che artigianali, perché mai uno è uguale all’altro.
 E per la collezione 2004 Antonella Di Muzio ha voluto provare anche la stampa in digitale, che dà l’effetto di un corallo in movimento, più armonioso, se vogliamo. Questa volta stampato su pezze di tessuto, non sul capo già tagliato: ovviamente, per questo tipo di stampa, Antonella ha puntato su una ricerca ancora più perfetta del colore, dal momento che esistono tantissime variazioni che è possibile ottenere con il digitale.
E per la collezione 2005, di cui sono riuscita ad ottenere qualche indiscrezione, la stilista Di Muzio ha introdotto anche il raso in lycra, per un effetto estremamente femminile sia sui pantaloni che su gonne e vestiti.
Ma sempre con una grande attenzione, oltre che sul materiale, anche sull’accessorio, per lei importantissimo. Se si pensa che quando ha aperto la sua boutique in piazza Mottino,


Due creazioni, in anteprima,
della linea 2005

a Lerici, presentò venti bellissimi costumi,
con paillettes, alcuni con 2500, altri con 3000, che lei ha attaccato personalmente, una ad una. Di una brillantezza particolare anche il materiale swarovsky,che Antonella Di Muzio usa sia
per i costumi che per le maglie, che raccoglie dentro cristalli infinitesimali, trasparenti, che prendono poi, dopo essere stampati a caldo, la tonalità stessa della stoffa. E’ una linea che riflette lei e il suo modo di essere, quella di Antonella Di Muzio, la sua dolcezza, la sua simpatia, il suo entusiasmo, ma soprattutto la sua geniale creatività.

Ma sempre con una grande attenzione, oltre che sul materiale, anche sull’accessorio, per lei importantissimo. Se si pensa che quando ha aperto la sua boutique in piazza Mottino, a Lerici, presentò venti bellissimi costumi, con paillettes, alcuni con 2500, altri con 3000, che lei ha attaccato personalmente, una ad una. Di una brillantezza particolare anche il materiale swarovsky,che Antonella Di Muzio usa sia per i costumi che per le
maglie,che raccoglie dentro cristalli infinitesimali, trasparenti, che prendono poi, dopo essere stampati a caldo, la tonalità stessa della stoffa. E’ una linea che riflette lei e il suo modo di essere, quella di Antonella Di Muzio, la sua dolcezza, la sua simpatia, il suo entusiasmo, ma soprattutto la sua geniale creatività.


 
Lucia Antonelli

 

 

 


Le antiche magistrature comunali in rari 
testi normativi pistoiesi del XIII secolo
Il giuramento del capitano del popolo

Le attribuzioni del consiglio 

Lo statuto del potesta'

Recuperata e ristampata la notevole 
edizione critica di Lodovico Zdekauer
(1855-1924)

 

 

 

 

 

 

 

 

Pistoia vanta antichissimi statuti riguardanti l'istituzione e le attribuzioni delle magistrature civiche che reggevano il libero comune in epoca medioevale: consoli, podestà, capitano del popolo, consiglio degli Anziani. Gli storici vi riconoscono una fonte primaria per descrivere il formarsi di autonomi ordinamenti giuridico-istituzionali ("ius proprium") nell'intreccio con il codice giustinianeo ("ius commune") e la legislazione longobarda.
Una edizione filologicamente condotta degli statuti pistoiesi del secolo XIII fu pubblicata presso l'editore Hoepli nel 1888 e nel 1891 da Lodovico Zdekauer (1855-1924), studioso di origine boema, professore universitario a Siena e Macerata, autore insigne di edizioni e ricerche di storia del diritto.
L'opera di Zdekauer è stata riprodotta e corredata di studi preliminari dalla Società pistoiese di Storia Patria. La nuova edizione è realizzata in tre volumi riuniti in cofanetto.
Un impegnativo lavoro editoriale e di alto significato civico. 
L'opera contiene testi del 1284 ("Breve et Ordinamenta Populi") e del 1296 ("Statutum Potestatis"), che Lodovico Zdekauer accertò e commentò sotto il profilo codicologico e distesamente spiegò premettendo alcune dissertazioni di contenuto storico-giuridico.
Il primo volume raccoglie saggi espressamente scritti per correlare gli antichi testi alla coeva società comunale e ricostruire l'attività di Lodovico Zdekauer nell'ambito della più generale storiografia del diritto.

 

 



Nasce la Strada dell’Olio del Monte Pisano

Il Consiglio Comunale di Calci  vota all’unanimità lo statuto

 

Calci, in provincia di Pisa, ha votato per primo, in Consiglio Comunale, lo statuto per la costituzione del Consorzio per la tutela dell’Olio del Monte Pisano.
Quel Monte che, come diceva Dante, non fa vedere ai Lucchesi Pisa, conserva integra l’impronta che l’uomo, fin dalla preistoria, ha lasciato sul quel territorio, prima affacciandosi sul mare, poi su un ambiente paludoso e infine su quella piana alluvionale così come la conosciamo oggi.
E proprio per quella presenza umana che va dalla preistoria agli etruschi, dai romani al medioevo, dall’età moderna ai tempi nostri, le pendici del monte ci raccontano, con le tracce ancora visibili della centuriazione romana della toponomastica, dei monasteri e delle pievi, delle ville cinquecentesche e settecentesche.
Ma l’impronta dell’uomo, anche se più recente, è quella della piantumazione dei castagneti e degli oliveti.
Questa caratteristica specifica, che accomuna tutto il territorio montano, ha indotto le Amministrazioni Comunali di Calci, Buti, San Giuliano Terme, Vicopisano, ad adottare una politica di area per la conservazione, il restauro e la valorizzazione delle risorse.
In questa ottica si inserisce il Progetto "Strada dell’Olio" presentato alla Regione Toscana, dove anche i Comuni di Vecchiano e Capannori, questo in provincia di Lucca, si uniscono ai primi, insieme ad altri enti e associazioni private.
Il progetto avrà come obiettivo quello di valorizzare l’olio che viene prodotto dagli uliveti del Monte Pisano.
Un olio al quale dovrà essere attribuito un alto valore culturale oltre che economico e commerciale, ma anche dove un attento processo di promozione potrà innescare una valorizzazione turistica indotta, con riferimento alla natura e all’ambiente.
Nello stesso Consiglio Comunale di Calci, non a caso, si è parlato infatti di un olio che potrebbe ricevere, oltre che ad una certificazione di "Olio di oliva extra vergine – IGP toscano", anche quella di olio "Biologico".
Un prodotto di alta qualità garantito.
E nel dibattito scaturito in Consiglio Comunale, l’Assessore Manuela Martini, relatore del progetto, parlando di promozione, ha sottolineato l’importanza di realizzare una carta tematica e di percorso relativo all’itinerario della Strada dell’Olio, di un logo della strada, di una cartellonistica appropriata e di altre iniziative mirate alla valorizzazione anche delle infrastrutture.
Il voto di approvazione all’unanimità dei consiglieri conferma, oltre tutto, che l’idea rispecchia una reale esigenza non solo per gli operatori del settore oleario, ma che ormai è anche una scelta necessaria per lo sviluppo sostenibile del territorio.

 

 

 

ottobre 2002

 

 

 

 

Viaggiatori appassionati

Elihu Vedder
e altri paesaggisti americani dell’Ottocento in Italia

 

La mostra, allestita nella Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea 
"Raffaele De Grada" di San Gimignano dal 29 giugno al 29 settembre 2002,
per essere successivamente trasferita a Roma al Museo Andersen, 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna , ove rimarrà aperta dal 15 ottobre
al 12 gennaio 2003, si configura come un’antologia della pittura
del paesaggio di soggetto toscanoe italiano di artisti americani
del secondo Ottocento, facente fulcro sulla figura di Elihu Vedder.

L’artista

Vedder, considerato uno dei più prestigiosi pittori statunitensi del secondo Ottocento, fu uno degli artisti che in quel periodo si stabilirono in Toscana e, in particolar modo, a Firenze, dove videro tra l’altro la fine del Granducato.
Elihu Vedder scelse la strada della pittura a quattordici anni, dopo aver vissuto un breve periodo bohémienne a Parigi.
Visitando l’Italia, scoprì Venezia, Firenze e Roma, ma si stabilì nel capoluogo toscano, dove nello storico Caffè Michelangelo ebbe modo di incontrarsi con i Macchiaioli.

La sua pittura

La pittura di Vedder, dunque, diviene il paradigma di questa stagione che, forse, soprattutto grazie ai macchiaioli che importarono la cultura italiana in America, vede il formarsi di una immagine dell’Italia strettamente collegata al suo aspetto rurale e naturalistico.
La mostra, quindi, attraverso un percorso espositivo di circa sessanta quadri, prestati da importanti enti e collezioni americane e italiane, intende fare il punto sull’opera di questo precoce artista straniero, nella trasposizione dei paesaggi e degli scorci di città come Firenze, Volterra, San Gimignano, Roma, luoghi come Capri, o regioni come la Liguria e l’Umbria, ponendo l’accento sul tardo 
Grand Tour del quale, per certi aspetti, Vedder fu uno dei maggiori esponenti.
L’esposizione intende allargare, inoltre, il punto di vista ad altri pittori americani 
del XIX secolo,  quali Eugene Benson, Thomas Cole, Charles Caryl Coleman, Samuel Colman.

luglio 2002

 

 

 

 

 

EN PLEIN AIR

Un colosso caravan nel comune
 di San Gimignano

La Trigano ha presentato i nuovi stabilimenti

 

"Leader nell’arte e nel turismo, ora San Gimignano cercherà di diventare anche leader nell’industria". Con questa che vuole essere più di una battuta, Marco Lisi, sindaco della città delle torri che ha presenziato al taglio del nastro di questo grande nuovo polo industriale, commenta l’evento, rispondendo ai giornalisti. " Il Comune vede con favore questo sviluppo sul proprio territorio, una crescita economica, sociale ed occupazionale", e Lisi non trattiene la sua soddisfazione.

E’ sorto nell’area industriale di Cusona, nel comune di San Gimignano, un polo industriale che si espande per oltre 70mila metri quadrati, su tre diversi centri di produzione, con un investimento considerevole: 7milioni di euro.

Un fulcro industriale, questo con la nuova ragione sociale Trigano, che produrrà annualmente circa 5mila veicoli tra motorcaravan e camper e che unirà i due marchi Caravan International e Roller Team che costituiranno un’azienda capace di dare lavoro a oltre 350 persone.

L’inaugurazione è avvenuta alla presenza del presidente della Trigano, Francois Feuillet e dell’amministratore delegato della Trigano Italia, Guido Carissimo, oltre alle numerose autorità civili e religiose. Un complesso che rappresenta una struttura all’avanguardia nel settore e che è stato concepito secondo logiche industriali e architettoniche innovative, tese a migliorare sia i risultati del gruppo per quanto concerne l’efficienza produttiva, sia la qualità dell’ambiente e la sicurezza sul lavoro.

Nata in Francia nel 1945

La Trigano è un’azienda nata in Francia nel 1945, fondata da Raymond Trigano.

Con la crisi economica degli anni ’70 il Credit Lyonnais acquisisce la società, cedendola poi nel 1987 a Robert Bernard e Francois Feuillet, quando quest’ultimo ne diventa l’azionista maggioritario nel 1990, portando la società ad essere quotata in Borsa.

Nel 1999 viene acquisita la Caravan International e nel 2000 l’Arcadia, altra azienda storica che commercializza le produzioni autocaravan col nome di Arca.

Con questa operazione Trigano diventa leader in Europa nel settore, grazie ad un pool di altre marche prestigiose, controllando il mercato settoriale per il 23%.

Oggi Trigano è un gruppo quotato in Borsa a Parigi e fattura circa 527milioni di euro, dà lavoro complessivamente a 2750 persone, di cui 350 negli stabilimenti di Cusona a San Gimignano, produce oltre che in Italia, in Francia, Gran Bretagna, Polonia e Tunisia.

maggio 2002

 

 

 


San Gimignano chiama, il Mondo risponde

Dalla Città delle torri, patrimonio mondiale,
culturale e naturale dell’Unesco un

MANIFESTO - APPELLO PER IL SAN DOMENICO

Per il recupero sostenibile del complesso edilizio ubicato nel contesto cittadino, noto come ex convento di San Domenico - ex carcere di San Gimignano.
La città di San Gimignano possiede un complesso architettonico, costituito coerentemente da un dentro-fuori, edifici e spazi aperti che, pur facendo parte integrante della sua organizzazione spaziale ed essendone anzi all’origine, prima come castello e poi come convento, è stato sottratto per più di un secolo e mezzo, come carcere, alla fruizione cittadina. Dicendo" possiede" non si usa il verbo nel senso giuridico ma, ben più significativamente, dell’appartenenza. Il San Domenico è un pezzo della città, del suo centro storico dichiarato dall’UNESCO patrimonio culturale dell’umanità. Purtroppo - ecco l’aspetto giuridico - per varie vicende questo è ora di proprietà del Demanio statale che sembra fortemente restio a cederlo a qualsiasi titolo al Comune, considerandolo genericamente e senza alcun rispetto della sua importanza culturale ed urbanistica, una semplice occasione per realizzare un’entrata economica. Per questo si è costituito un Comitato cittadino, misto pubblico privato (Amministrazione Comunale, associazioni, forze politiche, sociali, culturali ed economiche, singoli cittadini) con un duplice scopo.
Primo, assumere una forte figura contrattuale che mostri la precisa, globalmente condivisa, pienamente consapevole e decisa volontà della popolazione tutta, cioè della città, di riappropriarsi di uno spazio, che non può esserle ancora una volta estraniato.
Secondo, raccogliere, coordinare, definire il più esattamente possibile gli elementi del riuso, gli strumenti progettuali ed economici, già da tempo elaborati e messi in movimento, per realizzarla.
Il San Domenico deve tornare ad essere il luogo in cui i cittadini ritrovino la propria identità comunitaria, dispongano di spazi per incontri mirati tra di loro e con i tanti e vari visitatori della città che, a diversi livelli, la adottano come loro seconda residenza. San Gimignano appartiene al mondo, ma soltanto chi la custodisce vivendoci può capirne e proporne il significato:
reale, simbolico, esemplare.
Il San Domenico ha tutte le carte in regola per essere il luogo della riscoperta collettiva del territorio, dove le molte attività cittadine trovino l’occasione permanente e tutti gli strumenti necessari per realizzare la propria unità anche pedagogica. Che cosa significa abitare in una straordinaria città storica? Come gestirne il patrimonio spaziale, sociale, culturale?

SAN GIMIGNANO E IL SAN DOMENICO

Il "complesso architettonico" noto come ex convento di San Domenico ed ex carcere di San Gimignano è inserito nella prima cinta muraria di San Gimignano, realizzata negli anni mille dell’era cristiana e derivato da un nucleo abitativo risalente a tempo immemorabile, com’è asseverato dal ritrovamento in loco di rilevanti reperti etruschi.
L’importanza di questo nucleo abitativo altrimenti definito "castrum" o "centro abitato fortificato" fu riconosciuta da Ugo, re d’Italia il quale con suo atto del 30 agosto 929, disponeva che il "castrum montis qui dicitur turris", venisse posto sotto la giurisdizione del vescovo di Volterra.
Dal "castrum del monte della torre" prese l’avvio, nel secolo XII, lo sviluppo politico, sociale ed economico di San Gimignano, città libera da vincoli di dipendenza la quale, giustamente, volle riconoscere al suo primo nucleo abitativo la funzione di "rocca comunale", punto di forza ed orgoglio della collettività locale. La trasformazione della rocca comunale in convento domenicano, iniziata nel 1353, fu una imposizione della repubblica fiorentina, dovuta a necessità militari che suggerivano la realizzazione di una "nuova rocca" in idonea posizione strategica.
La costruzione del "convento di San Domenico" protrattasi formalmente tra il 1353 e il 1496, ma proseguita sostanzialmente nei secoli successivi, fu a carico del Comune e dei cittadini di San Gimignano che sentirono il bisogno di assumersi il relativo onere economico.
Il convento di San Domenico, durante molti secoli, visse a pieno la vita di San Gimignano, come dimostra l’utilizzazione pubblica della chiesa, nonché l’assegnazione degli altari e dei monumenti funebri ai cittadini che ne facevano richiesta, senza contare che alcuni locali del convento, come la "sindacaria" o sala di ritrovo, erano destinati alla normale frequentazione laica per lo svolgimento della vita di relazione. La collettività sangimignanese, dopo il provvedimento granducale con il qualeb, nel 1787, veniva soppresso il convento di San Domenico, tentò di ottenere la destinazione del complesso edilizio abbandonato a finalità sociali e commerciali (quali un ospizio o una fabbrica).
La trasformazione in carcere, predisposta dal granduca nella prima metà del secolo XIX , venne subita dalla collettività sangimignanese e mai accettata, tanto che il progettista al quale erano stati affidati i relativi lavori, l’architetto Giovanni Battista Silvestri, anche per rispondere agli innumerevoli "desiderata" rispettò le caratteristiche conventuali e non modificò le strutture portanti, forse nella convinzione di un futuro ritorno all’antica destinazione. Il Comune di San Gimignano nel chiedere, agli inizi degli anni 80 del secolo XX, la qualifica di bene culturale del complesso edilizio adibito a carcere cittadino, mise in evidenza quanto fin qui detto, poi sintetizzato nel relativo decreto ministeriale del 23 giugno 1982 che riconosceva il valore storico artistico dello stesso complesso edilizio.
Il Soprintendente pro-tempore per i Beni Ambientali e Architettonici (oggi per i Beni Architettonici e per il paesaggio), dopo un accurato sopralluogo, sostenne l’altissimo valore storico artistico del complesso edilizio in esame (con particolare riferimento ai locali del sottosuolo, residui del castello feudale, alla presumibile cripta sacra, coperta da uno strato di cemento; alle pietre dell’altare maggiore, prelevate da una grande tomba etrusca scoperta casualmente nell’orto del convento; alla grandiosità ed alla bellezza della chiesa originaria certamente ricchissima di opere d’arte mobili, tra cui un trittico del Perugino trafugato da ignoti ed oggi nel Museo Nazionale di Washington; alla individuata torre che, prima dell’anno mille, aveva dato il nome al "castrum", appunto, detto " della torre"; alle notevoli dimensioni del refettorio generale, suddiviso in un’infinità di piccole celle carcerarie ma le cui pareti coperte di intonaco non potevano non essere affrescate; all’architettura del chiostro conventuale, che richiamava le strutture dei più importanti
conventi domenicani; alla rara tipologia del pozzo cisterna a pianta decagonale); insomma un monumento talmente pieno di testimonianze del passato da non capire il motivo di un così lungo disinteresse degli organi preposti alla conoscenza ed alla tutela del patrimonio culturale.
Le molteplici caratteristiche di bene culturale e la collocazione urbanistica nel contesto cittadino furono i motivi per cui l’autorità carceraria decise la costruzione di un nuovo edificio da adibire a penitenziario, lontano dal centro storico di San Gimignano, in modo da consentire la reintegrazione nella città di un importante "pezzo" ingiustamente tolto dall’insieme al quale apparteneva e, per troppo tempo, ingiustamente sottovalutato. L’UNESCO riconobbe all’intero centro storico di San Gimignano, primo in Italia, l’appartenenza al Patrimonio Mondiale, in virtù della quantità e della qualità dei beni culturali facenti parte dello stesso centro storico, evidentemente non ultimo il complesso edilizio ex convento-ex carcere.

Per tutte le queste ragioni, il complesso edilizio non può essere assimilato alla massa di beni immobili appartenenti al patrimonio dello Stato, nemmeno a quelli che hanno ottenuto il riconoscimento per una determinata caratteristica e non per una molteplicità di caratteristiche.

L’ATTO DI INDIRIZZO DEL CONSIGLIO COMUNALE

 

Il Consiglio Comunale di San Gimignano, con un documento redatto concordemente da tutti i Gruppi Consiliari, a seguito del dibattito e degli approfondimenti espressi nella seduta Consiliare del 19.10.1999, ha adottato il seguente atto di indirizzo generale sulla nuova destinazione del complesso immobiliare di "San Domenico".
Premesso che è ritenuto un diritto della comunità locale di San Gimignano fruire di quanti più spazi possibili all’interno del centro storico, stante l’importanza monumenatale ed urbanistica dell’immobile de quo, l’azione di recupero e riqualificazione del complesso "San Domenico" dovrà essere rispondente ai seguenti obiettivi primari:

allargamento della Città di San Gimignano ed in particolare del suo centro storico verso il suo lato sud est, stante la sua strategica posizione immediatamente a ridosso di piazza della Cisterna;

compartecipazione soggettiva mista nell’uso dell’immobile (pubblico/privata) eventualmente attivando forme societarie miste, come quella prevista all’art.17, co. 59 della Legge 15.5.1997, n. 127 (Società di Trasformazione Urbana);

scopi che, per quanto non dettati in via esclusiva, siano indirizzati, per il gestore pubblico, nei settori culturali, turistici, espositivi, formativi, mentre per il gestore privato nel settore turistico, ricettivo, artigianale, commerciale, professionale.

Omissis…

COSA VUOLE IL PRESENTE COMITATO

Dare inizio ad una campagna divulgativa che illustri, in Italia ed all’estero, le caratteristiche storiche, architettoniche ed urbanistiche del complesso edilizio noto come ex convento di San Domenico - ex carcere di San Gimignano, dichiarandosi disposto a fornire, a chi di competenza,dei suggerimenti sulla destinazione futura dello stesso complesso, nella inderogabile prospettiva di un rientro nel contesto cittadino.
Condividere, pertanto, quale primo passo per esporre i suggerimenti di cui al precedente "punto", la delibera n° 88 del 16.11.2001 del Consiglio Comunale di San Gimignano, nonché il conseguente schema di "protocollo d’intesa" con l’Agenzia del Demanio dello Stato, tendente ad una soluzione soddisfacente per le parti in causa.
Individuare, se ritenuto necessario ai fini di una più approfondita conoscenza e valorizzazione del complesso edilizio in argomento, l’attuale collocazione delle opere d’arte mobili trafugate, già nella chiesa o nei locali dell’ex convento di San Domenico.
Promuovere l’interessamento di personalità del mondo dell’arte, della cultura, della politica, dello spettacolo, dei mezzi d’informazione, dell’amministrazione pubblica, dell’associazionismo, per la destinazione futura del ripetuto complesso edilizio, con invito contestuale a far parte del presente Comitato.
Chiedere all’Agenzia del Demanio dello Stato la partecipazione del Comune di San Gimignano (ed eventualmente di rappresentanti del Comitato) ad una delle "Conferenze di Servizio" previste dal Decreto Legge 351/2001, per prendere in esame il futuro del complesso edilizio - ex carcere e, nell’attesa, sospendere qualunque decisione al riguardo.
Svolgere accertamenti presso il Parlamento italiano per sapere se sia allo studio, come sembra, un’ipotesi legislativa riguardante i beni culturali, appartenenti all’edilizia storica, siti nei centri storici.
Rendere pubblico il presente documento con tutti i mezzi d’informazione anche mediante un apposito sito internet.
Riunirsi periodicamente per seguire gli sviluppi della situazione per coordinare iniziative ed attività.

RIVOLGENDO UN APPELLO

 

di adesione al presente comitato a tutti coloro che intendono contribuire con idee,

progetti, proposte, disponibilità alle prospettate iniziative.

 

COME ADERIRE A QUESTO APPELLO

 

Mediante comunicazione al: Comitato per il recupero del San Domenico c/o Comune di San Gimignano Piazza del Duomo 2, 53037 San Gimignano (Siena) Fax: 0577 940 112

Oppure mediante e-mail indirizzata a: urp@comune.sangimignano.si.it
o al sindaco@comune.sangimignano.si.it

Si può inviare anche una e-mail di adesione o commento alla redazione:  
post@ex-libris.it

aprile 2002