IN VINO VERITAS

Al Vinitaly la Vernaccia si fa onore
Curiosità dalla fiera dei vini.
I veronesi vanno a “fare la spesa” alla chiusura degli stand


SAN GIMIGNANO
Continua un’affluenza elevatissima per la trentanovesima edizione del Vinitaly, a Verona, dove si sono recati e si stanno recando molti sangimignanesi: non solo gli esperti del settore, produttori e commercianti, ma anche semplici curiosi e interessati alla manifestazione, la più grande e la più importante del settore vitivinicolo. Naturalmente, è presente anche un grande stand del Consorzio della Denominazione di San Gimignano, di forma circolare, dove predomina il colore rosa, che racchiude, al suo interno, i vari stand più piccoli dei suoi associati, primo fra tutti quello del suo presidente, Giovanni Panizzi, che da sempre è considerato uno fra i maggiori e migliori produttori non solo di Vernaccia, più volte premiata dalle varie guide del settore, ma anche di vino rosso. Altre aziende, come Pietrafitta e Montenidoli, per esempio, hanno preferito allestire, invece, uno stand proprio, e tutte hanno offerto e offrono, fino alla chiusura di domani, degustazioni di questi vini tipici sangimignanesi, cercando conferme per questa produzione in lieve, ma costante crescita, e, nello stesso tempo, cercando anche nuovi clienti, sia in Italia che all’estero, dove il mondo del vino aveva subito, in questi ultimi anni, una battuta di arresto. Anche nel territorio sangimignanese si è parlato di una crisi che, stranamente, andava a colpire in maggior parte le aziende più grosse che hanno avuto una giacenza numericamente più grande, mentre ancora riuscivano a salvarsi quelle più piccole, quasi a conduzione familiare. “Sono andato a Verona per la prima volta e ho trovato veramente al Vinitaly un’organizzazione perfetta – ci dice un commerciante sangimignanese, che nel suo negozio vende principalmente vino, che ha visitato il Vinitaly nella giornata di venerdì scorso – con i bus navetta che portano avanti e indietro con i parcheggi, a costi anche molto contenuti. Alcuni stand erano veramente spettacolari, come quello, per esempio, dei Banfi di Montalcino, che riproduceva un grande castello dove, nella parte più alta, vi erano dei tavolini dove si intrattenevano gli ospiti, degustando i vini insieme a degli assaggi. Ma, insieme al vino, vi sono anche le esposizioni di tutto ciò che ruota intorno al mondo vinicolo, come macchine agricole, macchinari che servono per imbottigliare, e ancora linee di bicchieri di cristallo per bere il vino bianco o quello rosso, la riserva o il barrique”. Una curiosità che ci viene riferita da molti produttori: il lunedì pomeriggio, giorno di chiusura del Vinitaly, i veronesi, proprio con i carrelli del supermercato, fanno la fila nel luogo dove si svolge la manifestazione per “fare spesa”, per acquistare a prezzo ribassato il vino in avanzo nelle varie aziende.

Lucia Antonelli

 

 

Sfide tra “bianchi”

SAN GIMIGNANO – (lu.an.) E’ terminata in parità la supersfida nel calice targata Coldiretti fra due big dell’enologia italiana, la Vernaccia di San Gimignano ed il Greco di Tufo. Una degustazione incrociata “Dalla Magna Grecia al Medioevo, bianchi eccellenti si sfidano nel bicchiere” che ha messo di fronte sei etichette, tre toscane e tre campane, di diverse annate. Un appuntamento che ha visto una grande affluenza di pubblico, oltre alla presenza del direttore della Coldiretti senese Andrea Pazzi, dell’assessore all’agricoltura della Provincia di Siena, Claudio Galletti, e del presidente dell’Enoteca Italiana, Flavio Tattarini. Arbitro dell’incontro, la giornalista di settore Elisabetta Tosi, che ha arricchito la degustazione con brillanti aneddoti storici sui due vini e con spiegazioni tecniche sulle diverse bottiglie. L’appuntamento, infine, è stato impreziosito ed accompagnato da assaggi di pecorino fresco delle Crete Senesi e dal caciocavallo irpino, stagionato in grotta, tutto in nome della tipicità.

 


Una bottiglia della Azienda Panizzi


 

Vernaccia al Vinitaly


 

Anche San Gimignano, patria del primo Doc d’Italia, la Vernaccia, ma anche di vini rossi importanti e premiati dalle guide più famose del settore, ha partecipato alla manifestazione del Vinitaly, a Verona, la più importante in Italia, trampolino di lancio per la promozione di prodotti vitivinicoli non solo a livello nazionale, ma anche all’estero. E il Consorzio della Denominazione di San Gimignano non poteva mancare anche quest’anno all’appuntamento, con uno stand che si è snodato su due piani. Al primo, si potevano trovare i prodotti di dodici aziende con box personalizzati e una piccola area adibita a degustazione, ma anche per ricevimento. Al secondo piano dello show room del Consorzio, che si estendeva su un’area di ottanta metri quadri, era dislocato lo spazio per le degustazioni e per ricevere i giornalisti, ma anche importatori: insomma, uno spazio dedicato agli addetti ai lavori. In pratica, come confermato dal Consorzio sangimignanese, trentuno aziende hanno messo a disposizione i loro vini, vale a dire circa il 50% degli associati. Vi sono stati, poi, tanti altri consorziati che hanno allestito un loro stand personale, sempre all’interno del padiglione della Regione Toscana. Al Vinitaly hanno partecipato il nuovo presidente del Consorzio Giovanni Panizzi che possiede, tra l’altro, una delle aziende agricole più prestigiose e che, nel 1998, con la sua Vernaccia Riserva, riuscì ad ottenere i tre fatidici bicchieri del Gambero Rosso, e i due vicepresidenti Marco Toti e Valter Sovran. Il sindaco di San Gimignano Marco Lisi ha rappresentato amministrazione comunale.
 

                                                                                                                                                       aprile 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

Tratto dalla Rivista  TERRE DEL VINO   - Aprile 2003

 

L’ebbrezza della Vernaccia nel cristallo Colligiano

 

di  GIORGIO MANCINI

Bicchieri ad hoc per vini Doc e Docg. Vini sangimignanesi in cristalli colligiani.
L’idea, estremamente nuova, sta nel fatto che due amministrazioni comunali hanno trovato la sintesi per far sì che due tipici prodotti, il vino per San Gimignano e il cristallo per Colle Val d’Elsa, diventino un legame che unirà ancor meglio due territori che godono, per le loro caratteristiche, di un’alta riconoscibilità nel mondo, giocando un interessante ruolo, affidando al vino e al cristallo, questa volta insieme, un messaggio di cultura che si lega alla storia di questa terra che si è cementata con l’arte.
E, proprio in quest’ottica, il Comune di San Gimignano lancia il programma “Vernaccia 2003” che, nel prossimo giugno, vedrà realizzarsi una serie di iniziative per promuovere non solo il primo Doc d’Italia, la Vernaccia, appunto, oggi Docg, ma anche tutti gli altri vini della campagna sangimignanese.
Un progetto innovativo: legare il vino al cristallo con una linea di bicchieri disegnata da George J. Sowden, con la consulenza tecnica di Giacomo Tachis, da sviluppare, in sinergia tra il Comune di San Gimignano, il Comune di Colle Val d’Elsa, il Consorzio della Denominazione di San Gimignano ed il Consorzio del Cristallo di Colle Val d'Elsa.
Due prodotti per due città, potrebbe essere il titolo di questo progetto, il vino di una delle terre  toscane più antiche, come coltura tradizionale di questo nettare degli dei, che si sposa col cristallo di una città come Colle Val d’Elsa, che da sola rappresenta l’95% della produzione italiana.
Il fascino del vino con la preziosità del cristallo. Due tradizioni, tra l’altro, medievali.
Nascerà, quindi, questa nuova linea di bicchieri, appositamente studiati per i vini sangimignanesi.
Un bicchiere per la Vernaccia giovane, uno per la Vernaccia riserva, uno per i Rossi di San Gimignano ed un decanter, studiati appositamente per questi vini e impreziositi dal design. (Presentazione il 6 giugno a San Gimignano e il 7 a Colle Val d’Elsa).
Ma “Vernaccia 2003” sarà anche l’occasione per presentare e degustare il bianco tipico della città delle torri, nella splendida cornice della Sala Dante all’interno del Museo Civico di San Gimignano, in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommeliers.
In quella occasione si aprirà, presso la Villa della Rocca di Montestaffoli, il Museo del Vino Vernaccia, con presentazione di Leonardo Romanelli della documentazione multimediale, e non solo, dei vini sangimignanesi, in collaborazione con l’Associazione Strade del Vino Vernaccia di San Gimignano. (Inaugurazione sabato 7 giugno 2003, ore 12).
E, ancora, “L’ebbrezza di Noè”, mostra di opere d’arte contemporanea che costituiranno il primo nucleo di una sezione permanente nella Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada” di San Gimignano, dedicata alle suggestioni e alle emozioni che suscita il vino toscano. (Inaugurazione sabato 7 giugno, ore 18).
La mostra vede come promotori, oltre che all’Amministrazione Comunale di San Gimignano, la Regione Toscana, Toscana Promozione, Provincia di Siena, l’Amministrazione Comunale di Colle Val d’Elsa, la Fondazione Musei Senesi, la Camera di Commercio di Siena, il Consorzio della Denominazione di San Gimignano, l’Associazione Strada del Vino Vernaccia di San Gimignano, il Consorzio del Cristallo di Colle Val d’Elsa.

 

 



Dai mastri vetrai del medioevo al moderno design
 


 

Di certo le prime notizie relative all’introduzione dell’arte vetraria nel territorio di San Gimignano risalgono all’anno 1265. Fu allora che un certo Chermonino bicchieraio, forse proveniente da Gambassi o dalla vicina Montaione, chiese e ottenne l’autorizzazione  per impiantare una “fornace da vetro” all’interno delle mura castellane.Non sembra che questa iniziativa abbia portato tanto fortuna all’intraprendente mastro artigiano, tant’è che non vi sono tracce di un seguito a questa prima attività: infatti la manifattura del vetro non riuscì mai a svilupparsi nel territorio sangimignanese, contrariamente all’enorme fortuna che raggiunse progressivamente nel limitrofo territorio di Gambassi.Da alcuni particolari negli affreschi della Collegiata di San Gimignano, dove si vedono dipinti alcuni bicchieri, così come da recenti ritrovamenti archeologici, arriva la testimonianza del diffuso impiego di questo tipo di oggetto, riferibile al XIV° secolo e di uso sulle mense di San Gimignano. Questi ultimi reperti, in particolare, testimoniano anche la commercializzazione di questo prodotto che giungeva dal territorio gambassino, che oggi si potrebbe definire come Val d’Elsa fiorentina. Più a sud, invece, a Colle Val d’Elsa, le prime testimonianze di una attività vetraria risalgono al 1337, ma la vera produzione industriale moderna arriva dall’estero, esattamente dalla Francia nel 1820. Il cristallo, invece, come può essere definito oggi, cioè nella sua composizione con il 24% di piombo, inizia ad essere prodotto nella città di Arnolfo solo nei primi anni della seconda metà del ‘900. E neppure in mezzo secolo Colle Val d’Elsa è riuscita a raggiungere l’95% della produzione italiana ed il 15% di quella mondiale, divenendo la capitale del cristallo.   (giorgio mancini)

 



 di Chiara Menichetti

 

UN NOBIL VINO VAL BENE UN GRAN PREMIO.

"Riconoscimenti insigni per i vini dell’Alta Valdera".

 

Ormai, si sa.. è da qualche anno che fra gli storici vini delle più famose enoteche e delle conoscenze collettive, si cominciano ad affacciare con sicurezza, nuovi vini frutto di sinergia fra tradizione e innovazione.

Si può definire grandioso il successo ottenuto quest’anno; infatti non è così semplice ottenere riconoscimenti quali i grappoli dell’Ais ( associazione italiana sommeliers) o i tre bicchieri del Gambero Rosso, o i premi di Veronelli che si esprimono graficamente con un sole o più.

Dunque per buona conoscenza ecco una breve scaletta:

 

  1. Azienda Agricola San Gervasio di Palaia con il VinSanto " Recinaio" ha ottenuto 3 soli di Veronelli, e con " I Renai", merlot in purezza, 3 grappoli dell’Ais per la guida " 2000 vini".
  2. Azienda Agricola Castello del Terriccio con "Lupinaia 2000" ha ottenuto i 3 bicchieri del Gambero Rosso.
  3. Tenuta di Guizzano del Conte Pier Francesco Venerosi Pesciolini con " Nambrot 2000" ha ottenuto i 3 bicchieri del Gambero Rosso.
  4. Fattoria Varramista con " Varramista 2000" ha ottenuto i 3 bicchieri del Gambero Rosso.

 

Dunque un’ottimo motivo per organizzare, in una giornata di sole, un giro di degustazione fra verdi ma ormai autunnali colline e raffinate cantine.

 

 

 

 

 

 

40° FESTA DELL’UVA E DEL VINO

Comune di Terricciola, 3,6,10,12,13,14,15 settembre 2002

In collaborazione con: "Slow food" condotta della Valdera, Comune di Peccioli, Belvedere spa, Agripeccioli.
Inizierà il 3 Settembre la quarantesima edizione de " La festa dell’uva e del vino" di Terricciola, con una cena a Villa San Marco, a Soiana, dedicata a " La bottarga della Laguna d’Orbetello e i vini bianchi delle colline pisane", a seguire :

- il 6 settembre, a Pieve de’Pitti, la serata su "La chianina, il fagiolo zolfino e i grandi rossi"

- il 10 settembre, presso il nuovo ristorante enoteca del borgo, si terrà la serata " Trippa e cipolla di Certaldo con i grandi Chianti delle Colline pisane"

- il 12 settembre, a Badia di Morrona, musica Jazz con Franco Nesti, unita alla cena " Uva colombana: un prodotto da salvare"

- il 14 l’appuntamento si sposta nei vicoli storici di Terricciola, per degustare i vini delle colline pisane e non. Saranno allestite una Tenda Assaggio e una Mostra Mercato. Il tutto accompagnato da musica

– il 15 settembre porterà una chiusura della festa assai densa di appuntamenti. Oltre ai banchetti caratteristici disseminati in tutto il paese, alla Tenda Assaggio e alla Mostra Mercato, all’interno della Villa Gherardi del Testa sarà allestito il " Borgo del Gusto". Uno spazio in cui si potranno degustare e acquistare prodotti dell’artigianato gastronomico e alimentare pisano.

All’interno del " Banco d’assaggio" saranno presenti quasi tutti i produttori della provincia di Pisa che faranno degustare l’intera gamma dei loro vini. Saranno presenti anche aziende vitivinicole della provincia di Livorno e Lucca.
0re 18: " Il taglio bordolese". Due dei primi grandi vini bordeaux sfidano i due più famosi e prestigiosi vini italiani.

Chateau Pape Clement ‘98                     

Cos d’estournel ‘98

Sassicaia ‘98

Ornellaia ‘98

agosto 2002

 

 

 

 

 

 


Il vino: Apollineo nettare del XX° secolo

Ci si dibatte, oggi, fra degustazioni semplici e verticali, fra mercati esteri e interni aspirando ai tanto sospirati " 3 bicchieri", come base di inizio degna di re cantinieri e enologi prodigio.
Ma ad oggi, nessuno più si chiede quale sia la storia del vino e perché questa bevanda apollinea dai colori definiti, ma cangianti, si sia sposata già dall’antichità con la mitologia e la letteratura.

Dunque perché non fare un passo indietro e ricordare la storia, magari degustando un bicchiere di buon rosso come il " Veneroso", della Tenuta di Ghiz
zano, dei marchesi Pesciolini?
Torniamo a monte.
Già in alcuni insediamenti preistorici sono stati ritrovati semi di Vitis Silvestris, probabili residui di processi di vinificazione dentro buche scavate nella terra. Riferimenti prosaici, al vino , risalgono già all’epopea di Gilgamès ( 3°millennio a.C.), in cui si legge che " vive presso il mare, la donna della vigna, colei che fa il vino".
Anche in Egitto la cultura vinicola risale a tale periodo e ne sono simbolo visivo le pitture murarie rappresentanti le pratiche di viticoltura e vinificazione, attorniate da uomini ubriachi. Forse un’anticipazione del moderno? Può darsi, visto che Baudelaire nei suoi " Paradisi Artificiali", molti secoli dopo, esalterà l’ubriachezza come status di evasione mentale, ispiratrice per gli uomini di ogni forma d’arte.

Scrisse: " il vino esalta l’organo più prezioso per un’artista, la personalità dell’uomo e la sua grandezza, ravviva la sua opera e lo elev
a all’infinito".
Ma se di paradiso di poeti si parla, come dimenticare la Grecia?
Scriveva Esiodo ne " Le opere e i giorni", come per demarcare le fasi di manutenzione stagionale della vite: " Quando Zeus, ha fatto compiere 60 giorni invernali, dopo il solstizio, la rondinella appare alla luce fra gli uomini, appena comincia la primavera. E tu, prima della sua venuta pota i vigneti, che questa è l’epoca migliore. Ma quando poi viene la lumaca, non è più tempo di zappar le vigne, ma affila le falci e sveglia i tuoi servi. Fuggi il riposo nel tempo della mietitura.."
Nella nostra Italia, un po’ per dispetto, un po’ per pietà, nell’età romana imperiale esisteva il Vinum Murratum. Questo veniva dato ai condannati a morte per annebbiare la loro coscienza prima dell’esecuzione.
Con la crisi dell’impero romano anche la viticoltura cominciò a declinare.. e solo nel 4° secolo con Teodosio fu ripristinata la pena di morte per chi " sacrilega falce" ( tagli le viti).
Per la nostra regione, Toscana, il miglior momento per il vino non fu quello etrusco ne i successivi. Bisognerà aspettare i Medici, nel 1430, che con la loro preveggenze delinearono le zone del Chianti, ancor oggi esistenti.
Dunque un escursus storico, da troppi dimenticato forse nella fretta di divenire solo bravi tecnici.

luglio 2002

Vino italiano
nei calici Usa
L'Italia batte la Francia

Il vino italiano è il preferito dal popolo americano e guadagna il primo posto, battendo il "rivale cugino" francese.
Secondo i dati ufficiali dell'Italian Wine & Food Institute, l'esportazione del vino italiano negli Stati Uniti, nel 2001,
è cresciuta del 12% per quanto riguarda il valore economico, e dell'11% per la quantità, superando la Francia che è seguita, a sua volta, dall'Australia, dal Cile e dalla Germania.
L'anno 2001 si è caratterizzato per l'importazioni 
di vini italiani in Usa  per ben 1.596.850 ettolitri,
pari ad un valore commerciale di oltre 558 milioni di dollari.
I vini francesi importati sono stati 900.310 ettolitri,
per un valore circa di 552 milioni di dollari.
Rispetto all'anno 2000, il 2001 ha registrato negli Stati Uniti
un aumento del 9% dell'importazione totale dei vini.
Sempre secondo i dati dell'Italian Wine & Food Institute, 
diverso è stato invece l'andamento delle importazioni
degli spumanti che hanno subito una forte flessione.
Un calo del 21% per la quantità e del 25% in valore.
Anche le importazioni del classico vermouth segnalano 
un calo e, forse, un cambiamento nei gusti degli americani.

 

 

 

 


 

 

 

 




 

aprile 2002